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Nel secolo XIX, in Europa, la visione del Perú era
associata alla memoria dell'antica civiltà degli Incas. Gli scritti dei
cronisti spagnoli del XVI secolo contribuirono a consolidare,
nell'immaginario collettivo europeo, l'idea del Territorio andino come un
luogo agreste e ricco di risorse, dove i sovrani incaici incarnavano la
"razza aborigena" di quella parte delle Indie occidentali.

Danzatrice della Processione del Corpus Domini, Huanca, Chachapoyas.
Quaderno No. 15, Archivio Generale della Nazione. |

Indigena di Paucartambo, Cuzco. Disegno di Garnier, Museo d'Arte di
Lima. |
Il contributo più significativo di Raimondi, che
aveva una visione globale del Perú, fu la scoperta che il Paese era popolato
da molteplici gruppi etnici con profonde radici storiche.
La carta nazionale elaborata da Raimndi è l'espressione più eloquente della
sua profonda conoscenza dei gruppi nativi in quanto riporta precise
informazioni sulla diversità e sulla distribuzione dei gruppi aborigeni del
Perù.
Tra i diversi gruppi figurano: Aguarunas e Jíbaros sulle sponde del Marañón; Indios Iquitos e Boras nella regione amazzonica; Conibos e Mayorunas nella regione del Ucayali; Campas nella zona del Perene; Tambo e Urubamba; Catacongos lungo il fiume Madre de Dios. È da sottolineare l'interesse particolare che Raimondi
dedicò ai nativi della foresta amazzonica. Una parte della sua opera "La
Provincia Litoral de Loreto" descrive i costumi tradizionali delle
popolazioni della selva. Gli scritti nel comportamento sociale degli indigeni sono corredati da
collezioni di vestiti e strumenti tipici dei gruppi amazzonici.
Inoltre il testo è ricco di osservazioni relative alle conoscenze ancestrali
sugli animali, sulle piante e sulle loro proprietà medicinali e industriali.
Tutto ciò testimonia il grande rispetto con cui Raimondi si avvicinava alla
cultura di questi gruppi. In un passaggio della sua opera Raimondi scrisse. "Non
dimenticherò mai le piacevoli notti passate sulle rive dell'affascinante
Apurimac illuminato da una pallida luna, seduto intorno al fuoco, circondato
da indigeni con il viso dipinto, impegnati a dirmi i loro nomi nella loro lingua".
Nel 1945, quasi un secolo dopo i viaggi di Raimondi attraverso il Perù, un
famoso antropologo inglese definirà l'etnografia come l'arte di fare
amicizia.
Questa frase ci induce ad affermare che nessuno, nel Perù di quegli anni,
strinse tante amicizie con popolazioni diverse come A. Raimondi; il suo
rispetto per la natura e per le conoscenze ancestrali dei gruppi nativi fu
uno dei valori che caratterizzarono la sua nobile personalità. |
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